Archivio per maggio 2011 | Pagina di archivio mensile

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Vito De Filippo è Presidente della Regione Basilicata dal 2005, carica alla quale è stato eletto per la seconda volta nel 2010. Laureato in filosofia, ha lavorato come giornalista per diverse riviste e giornali locali. Ha cominciato la sua attività politica a 26 anni, ricoprendo le cariche di assessore provinciale alla Sanità, assessore regionale all’agricoltura, vicepresidente della Regione e Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata. Grande appassionato di letteratura e di cinema, dal 1990 al 1995 ha ricoperto anche il ruolo di Presidente del Centro di Drammaturgia Europeo, presso l’Amministrazione Provinciale di Potenza.
Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso gli abbiamo chiesto di affrontare alcuni dei nodi fondamentali relativi al presente della Regione Basilicata, ma soprattutto al suo futuro.

La Basilicata è una regione che ha grandi margini di crescita. Ci può spiegare in dettaglio quali sono i suoi punti di forza, le sue bellezze, le sue virtù e le sue attrattive?
Per unanime ammissione, la Basilicata viene considerata da sempre l’altra faccia del Mezzogiorno, grazie ad una comunità moralmente sana, coesa ed operosa, oltre che in forza di un habitat ricco di risorse naturali (dall’acqua al petrolio) e di un ambiente ben preservato. Non a caso, autorevoli testimonial hanno definito la nostra regione una sorta di “giardino segreto” d’Italia. Giardino perché ricco di verde, con più del trenta per cento del territorio protetto: dal Parco nazionale del Pollino (il più grande d’Europa) al Parco nazionale della Val D’Agri, al Parco regionale di Gallipoli-Cognato. Nello stesso tempo, però, la Basilicata è ancora “segreta”, quasi “tenuta nascosta” e dunque autentica, armoniosa, meritevole di essere scoperta dal punto di vista naturalistico, storico e soprattutto enogastronomico. Ci sono infatti sapori unici che possono essere gustati solo da noi. Al punto che qualcuno di recente ha scritto: “Chi non conosce la Basilicata, non conosce il mondo”.

La dimensione dello sviluppo economico locale che punta ad orizzonti globali sembra essere una delle carte vincenti per l’era che ci prepariamo a vivere. Come pensa che la Basilicata possa inserirsi in questa tendenza economica mondiale?
In una sfida economica sempre più “glocale”, per utilizzare un neologismo che mette insieme due termini solo apparentemente antitetici come “globalizzazione” e “localismo”, la Basilicata potrà svolgere un ruolo di primo piano non solo grazie ad un utilizzo eco-compatibile della risorsa petrolio, che nei prossimi anni soddisferà il 12-15 per cento dell’intero fabbisogno energetico nazionale, quanto per la capacità delle piccole e medie imprese di sapersi adeguare alle sfide del mercato mondiale. Da tempo vado ripetendo che l’innovazione, l’Università e gli altri centri di ricerca che operano sul territorio lucano (dal Cnr di Tito al Centro di Geodesia spaziale di Matera, alla rete di aziende che operano nel settore dell’osservazione della terra) saranno strategici e prioritari per lo sviluppo territoriale, perché implementeranno sempre più modelli di competitività e di eccellenza. In particolare, per quanto riguarda l’industria, la Regione ha già posto in essere azioni tendenti a consolidare i “progetti di rete” a tutto vantaggio di imprese appartenenti a filiere produttive localizzate in Basilicata e finalizzati alla realizzazione di investimenti innovativi, oltre che all’acquisizione di servizi rivolti all’ottenimento di certificazioni e programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

L’amore per il proprio territorio è il primo requisito per presentare la propria regione al resto del mondo. Cosa vorrebbe che percepissero gli ospiti stranieri dalla conoscenza della sua terra?
Lo dicevo prima. La Basilicata fa parte di un Sud diverso. La gente che vi abita è schiva, laboriosa, ma soprattutto leale ed orgogliosa della propria identità. I lucani sanno cos’è il valore dell’accoglienza, specie nei riguardi dei visitatori che, da anni, sempre più numerosi, scelgono di trascorrere le proprie vacanze sulle coste dello Jonio e del Tirreno, sulle rive dei laghi di Monticchio, così come sulle cime del Pollino e delle Dolomiti lucane o in un percorso itinerante tra i castelli federiciani e i Santuari Mariani. Ecco, se dovessi riassumere in una battuta ciò che vorrei percepissero gli ospiti stranieri, direi che la chiave di volta della nostra specificità è, da un lato, il valore della “lucanità” intesa come valore sociale e dall’altro una peculiarità ambientale e storico-culturale.

La Basilicata vista come un “diamante” da scoprire: cosa pensa del progetto “Basilicata: A Charming Diamond”? Lei, da Presidente della Regione, come intende sostenere il progetto dopo questo primo Incoming internazionale?
E’ per noi motivo di orgoglio apprendere che anche agli occhi di una prestigiosa realtà internazionale, qual è quella rappresentata dai WTCA, la Basilicata venga considerata un piccolo “diamante” da scoprire. Ce la metteremo tutta – ora e in futuro, per quanto è nelle nostre possibilità – per dimostrare di aver meritato questo lusinghiero appellativo. Cosa fare? Di certo lavoreremo in sinergia per rendere condivisa, a tutti i livelli, quella che mi pare sia la “filosofia” dei WTC. Vale a dire: promuovere la pace e la stabilità delle nazioni attraverso gli scambi e le relazioni commerciali. Tanto più in un momento come questo contrassegnato da focolai di guerra nella sponda Sud del Mediterraneo, ai quali anche la Basilicata, in questo momento, guarda con grande preoccupazione.

L’intervista è stata tradotta e pubblicata sul sito WTCA


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